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Come proteggersi dal lato oscuro dell’empatia?

Lato oscuro empatia

In questo ultimo periodo storico l’empatia sta salendo sempre più alla ribalta, perché il suo impiego favorisce lo sviluppo di un mondo più gentile e meno violento.

Almeno come concetto, l’empatia non è più un elemento di nicchia per poche persone addette ai lavori. Anche la scuola sta valorizzando l’empatia per la lotta al bullismo, le discriminazioni, migliori relazioni, ecc.

Come tutte le questioni che riguardano un uso sano delle emozioni, tuttavia, anche l’empatia non fa eccezioni: può avere aspetti positivi e negativi.

Di seguito vedremo quando l’empatia è funzionale e quali sono i rischi ai quali può esporci l’empatia incondizionata. Per imparare a proteggerci, poi, vedremo anche com’è un’empatia funzionale e come si può arrivare a sperimentarla in modo sano.

Quand’è che l’empatia funziona?

L’empatia è la capacità di sentire e rappresentare ciò che prova un’altra persona, senza giudicarla. Riguarda sia le emozioni spiacevoli (legate alla tristezza, al dolore o alla rabbia), che quelle piacevoli (come la gioia per un buon risultato raggiunto, perché ci si innamora di persone che ricambiambiano tale sentimento, ecc.).

Di conseguenza, l’empatia funziona ogni volta che volontariamente ci si sintonizza sui sentimenti delle altre persone, rispettando i confini propri e altrui. Questo è particolarmente evidente in due situazioni:

  • Nei rapporti sentimentalmente intimi. Dare e ottenere empatia è essenziale nelle relazioni emotivamente intime e appaganti tra adulti, nelle relazioni genitori e figli/figlie (dove l’impatto del ricevere giudizi fa male) e nei rapporti amicali. Se viene bene usata, impedisce di immedesimarsi troppo nella vita altrui e di fare confusione come, ad esempio, credere che le altre persone abbiano i nostri stessi sentimenti o bisogni. Le persone che usano bene l’empatia, quindi, non danno consigli non richiesti e, soprattutto, non danno consigli che loro stesse vorrebbero ricevere, perché mantengono chiaro il confine tra se e le altre persone.
  • Quando si incontra qualcuno che soffre ed è in uno stato di bisogno. Sia in presenza che online, l’empatia che funziona ci aiuta a non restare indifferenti e a non perdere la nostra capacità umana di provare solidarietà e compassione, anche se non possiamo osservare direttamente il viso delle altre persone. Inoltre, aiuta a non paralizzarsi dinnanzi al dolore altrui, per reagire in caso di bisogno, evitando di andare nel panico insieme alla persona che soffre o si dispera.

Le persone che hanno adeguate competenze emotive sanno quando è necessario usare l’empatia e quando è preferibile regolarne l’intensità.

Senza un controllo, invece, l’empatia rischia di farci del male.

Quali sono i rischi dell’empatia senza controllo?

Senza una buona gestione di sé, l’empatia rischia di diventare automatica e senza un limite. Gradualmente, quindi, può diventare eccessiva e alimentare almeno 3 tipi diversi di difficoltà che possono incidere in modo negativo sulla tua vita:

  • Considerare le emergenze altrui come se fossero le proprie;
  • Diventare vittime del gaslighting;
  • Sospendere la propria capacità di giudizio.

Considerare le emergenze altrui come se fossero le proprie.

In questo caso il rischio è di entrare in un vortice di preoccupazione per i bisogni altrui, percepiti come un’emergenza da risolvere con insistenza.

I problemi in questi casi nascono perché noi non siamo le persone che incontriamo. Non abbiamo il potere di prendere il loro posto o di agire per loro. Per questo, non di rado, in questi casi si creano malintesi che fanno sperimentare una forte apprensione e sensazione di impotenza.

Da un lato, infatti, se non ci si regola si cerca di aiutare la persona in tutti i modi e dall’altro, sentendosi pressata, la persona che si vuol aiutare inizia a rifiutare gli aiuti, soprattutto i consigli che le vengono dati.

Tutto ciò può alimentare una forte ansia costante o depressione.

In queste situazioni, inoltre, si inizia a trascurarsi e a commettere una serie di errori che penalizzano il proprio benessere e, alla lunga, si va in deficit di energie.

Nei casi più gravi si può sperimentare esaurimento fisico e psicologico, sentendo di non avere risorse interne per dare il meglio di sé, provando colpa per questo. 

Diventare vittime del gaslighting

Il gaslighting è un particolare fenomeno di violenza che colpisce prevalentemente le donne. Si verifica quando una persona nega la tua realtà per affermare la sua. 

Ad esempio, una persona che esprime la propria tristezza al/alla partner che l’ha esclusa da un evento, può ricevere risposte simili a queste: “Non c’è nulla di male. Sei tu che sei troppo sensibile”; “Ti stai inventando problemi che non esistono”; ecc.

Gradualmente, quindi, se si è presi più dalle emozioni del/della partner che dalle proprie, il rischio è di lasciarsi etichettare e farsi manipolare emotivamente, fino a diventare incapaci di reagire.

Sospendere la propria capacità di giudizio

In questo caso, un’empatia disfunzionale può compromettere la capacità di rendersi bene conto di ciò che è giusto o sbagliato.

Ad esempio si può assumere la rabbia o il dolore dell’altra persona, perdendo di vista il quadro generale e reagendo al suo posto in modo avventato, vendicativo, pericoloso o violento contro altre persone (soprattutto se si è in gruppo).

Oppure, sempre come esempio, può aumentare il rischio di diventare vittime di predatori/predatrici che si fingono vittime o persone sofferenti. Ovviamente non è un fenomeno che colpisce solo i/le minori. Ci sono molte persone adulte che sono raggirate e derubate attraverso relazioni che fanno leva sul loro senso empatico.

Quando l’empatia sregolata diventa il modo predefinito di relazionarsi, dunque, il benessere psicologico si impoverisce e la qualità della vita ne risente in modo negativo.

Per impare a proteggersi, è utile maturare un’empatia funzionale.

Cosa è richiesto per provare un’empatia funzionale?

Prendendo come spunto le ricerche sulla prosocialità, l’empatia funzionale richiede un uso competente. Ciò significa:

  • imparare a conoscere e riconoscere le emozioni e gli aspetti emotivi (conoscenza);
  • maturare la capacità di prestare attenzione ai bisogni delle altre persone, senza sacrificare i propri (abilità);
  • restare disponibili ad usare l’empatia in modo cosciente (atteggiamento). Tale disponibilità deve restare sia quando automaticamente l’empatia ci potrebbe assorbire, sia quando automaticamente ci mette in contatto con emozioni forti che potremmo rifiutare al punto tale da diventare insensibili alle emozioni altrui, per proteggerci.

 Questo processo richiede destrezza e flessibilità mentale, per cambiare ripetutamente la sintonizzazione dall’altra persona al sé. 

Soprattutto se si ha l’abitudine a considerare l’empatia da un punto di vista professionale, non va mai persa di vista la reciprocità nelle relazioni che non sono professionali.

In tutte le professioni di aiuto realizzate da insegnanti, professionisti dell’area sanitaria, consulenti legali, ecc., infatti, è normale che l’empatia sia sbilanciata. Chi svolge una professione sa che per funzionare bene deve avere una buona capacità empatica e che, non necessariamente, le persone che incontrerà avranno le sue stesse competenze affettive e relazionali.

Tuttavia, al di fuori del campo professionale, le regole relazionali cambiano e la reciprocità non può mancare. Ciò ci impone di proteggerci dalle persone che non sanno regolarsi e richiedono la nostra empatia come se fosse un pozzo senza fondo.

Riconoscere e condividere lo stato emotivo delle altre persone, quindi, è un’esperienza tutt’altro che banale o comune. Richiede la capacità di fare affidamento su un’esperienza emotiva complessa, fatta anche di autocoscienza, per autoregolarsi.

Come si può sviluppare un’empatia equilibrata?

In generale, devi imparare ad essere presente a te. Ogni volta che una relazione sollecita la tua empatia, devi imparare a considerarla come un segnale, per accendere i riflettori anche sui tuoi sentimenti.

Nello specifico, per sviluppare un’empatia equilibrata puoi considerare quattro suggerimenti.

Impara a riconoscere ciò che stai vivendo emotivamente. Ogni volta che ti rendi conto di ricevere sollecitazioni emotive dalle altre persone, fai una micro pausa (ad esempio con un respiro profondo) e monitora ciò che senti con due domande:

  • Cosa sto provando in questo momento? 
  • Di cosa ho bisogno adesso?

Una volta che avrai messo in chiaro i tuoi vissuti, potrai provare a prendere una decisione consapevole su quanto dare alle altre persone e quanto chiedere per te. 

Potrai scegliere di donarti, anche completamente, se pensi che ciò sia coerente con i tuoi valori. Oppure potrai iniziare a notare i modi in cui le altre persone assorbono le tue energie, per ripristinare la giusta distanza o allontanarti, se necessario.

L’aspetto centrale è imparare a fare in modo di non andare in automatico, per non ritrovarsi a pezzi senza nemmeno rendersi conto di ciò che è successo e di come venirne fuori.

Un’altra possibilità è coltivare relazioni anche con persone che sono consapevoli dei bisogni altrui. Queste persone, oltre a non logorarti, possono insegnarti molto.

Puoi anche cambiare il modo in cui comunichi nelle relazioni. Ad esempio, se la persona che ami torna a casa arrabbiata e al momento non hai la voglia (o la forza) per accogliere tutto l’impeto della sua giornata, puoi dirlo. Possono essere d’aiuto frasi tipo “Sai, mi piacerebbe davvero ascoltarti, ma non stasera. Sono completamente a pezzi anch’io”; “anche per me è stata una giornata dura, possiamo parlarne dopo che ci siamo presi un momento per rilasarci”; ecc. Può essere utile, quindi, inserire una pausa.

Infine, visto che la vita è un percorso di continuo apprendimento, puoi anche pensare di seguire un corso di formazione o fare quanche seduta con una/un professionista che ti aiuti a migliorare le tue competenze empatiche.

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Natalia L. Perotto

Psicologa e Psicoterapeuta. Ho creato e gestisco la pagina FB "Parliamo di emozioni, relazioni e salute mentale".

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